I pro e i contro del modello di business “come servizio” nella produzione

Durante la lettura di un articolo su The Manufacturer su Volvo CE, sono rimasto colpito da quanto la tendenza verso un modello di business come servizio stia progredendo nell’industria manifatturiera. È in circolazione da un po’ di tempo con l’approccio “Power by the Hour” di Rolls-Royce, ma ora si è esteso ad una comunità molto più ampia di adotti, incluso il servizio “Air on Demand” di Kaeser Kompressoren SIGMA AIR UTILITY.

Questa tendenza ha rischi e benefici per i produttori e anche, ovviamente, per i compratori. Dal punto di vista dei produttori, il servizio avrà valore poiché fornisce un flusso di guadagno consistente; implicherà però un rischio se il servizio non è ora disponibile risiedendo nel fabbricante (inteso come provider del servizio) anziché nel cliente.

Il passaggio da un modello tradizionale ad uno basato nel servizio

Questa mossa verso un modello di servizio è possibile grazie all’IoT e le analisi dei dati, i quali consentono all’equipaggiamento di far parte d’un ecosistema più ampio. I dati sono creati cosicché possano essere analizzati per guidare il mantenimento predittivo e preventivo dell’apparecchiatura mediante la comprensione di come si utilizza, e si integrano ad una catena di approvvigionamento digitale, per ottenere il materiale corretto, nel posto giusto e nel momento preciso e così soddisfare la demanda del servizio.

Per il compratore, il costo e il risultato sono conosciuti, e non è necessario nessun esborso di capitale. C’è un rischio però nel fidarsi nel fornitore del servizio e quindi potrebbe prestare più attenzione nel pianificare il suo uso. Il fornitore del servizio ha un flusso d’ingressi definito, una potenziale riduzione dei pezzi di ricambio di riserva, una protezione dell’immagine (soltanto vengono utilizzati pezzi di ricambio certificati), ma il capitale di rischio ha un impatto nei conti.

Questa tendenza si mantiene, e ogni volta più produttori entreranno nel mercato della fornitura di servizi per ottenere nuovi flussi di guadagno o per evitare d’essere sorpassati dai concorrenti.


Phil Mullis è il Chief Technologist di DXC per il settore manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi, nel Regno Unito e in Irlanda. È un consulente ricercato dalle comunità regionali tecniche e commerciali, e offre insight tecnologici e soluzioni di trasformazione che guidano le aziende ad ottenere risultati rilevanti.

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