In che modo la cultura influenza l’erogazione dell’assistenza sanitaria

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L’assistenza sanitaria è complicata, e lo è ancora di più nelle diverse culture.

I fornitori di tecnologie sanitarie sono ossessionati dalle economie di scala globali che influenzano il loro settore: quante caratteristiche e componenti dei loro prodotti sono compatibili con i sistemi dei mercati internazionali a quali vendono? Inutile dire che maggiore è la localizzazione necessaria, maggiori sono i costi di sviluppo.

Nonostante alcuni universali sanitari, la personalizzazione di molte funzionalità del prodotto è inevitabile, date le normative di ogni governo relative ai sistemi sanitari nazionali o regionali. Sebbene non sia facile, la maggior parte delle aziende globali è preparata ad adeguare queste caratteristiche al prezzo di ingresso sul mercato, in particolare per superare la concorrenza a livello locale.

Ciò che diventa un po’ più complicato è l’applicazione di questioni culturali che hanno più a che fare con il comportamento dei pazienti in ambito sanitario che con la pura tecnologia. Questo complica ulteriormente la situazione giacché i paesi sono ogni volta più diversi tra loro, e rendendo quasi impossibile offrire un prodotto unico per tutti, anche in quei mercati.

Una sfida interessante è la variazione tra alcune culture della loro descrizione del dolore in un contesto clinico. Come si possono normalizzare i dati sulla gestione del dolore quando alcuni descrivono quello che potrebbe essere lo stesso ma in modo molto diverso?

Ad esempio, lo studio Global Pain Index di GlaxoSmithKline mostra che la Cina e la Russia si trovano su estremità completamente diverse dello spettro quando si tratta di quanto probabilmente verbalizzino il dolore, con i cinesi che esprimono il loro disagio più facilmente. Lo studio ha anche mostrato che la descrizione del dolore variava drasticamente, da “dolente”, “crampo”, “intorpidito” e “lieve” a “palpitanti” e “pungenti”.

Questa variazione crea sfide anche per la tipica scala del dolore 1-10, dato che la stessa quantità esatta di dolore può essere misurata in modo totalmente diverso secondo la cultura.

Alcune delle maggiori sfide dell’assistenza sanitaria interculturale si verificano durante disastri naturali ed epidemie. Ci sono molti casi in cui gli immigrati somali hanno rifiutato i vaccini contro il morbillo a causa della sfiducia nei confronti della medicina occidentale. Nel 2017 ci sono stati 79 casi di morbillo in una comunità somala del Minnesota, 9 casi in più rispetto all’intero paese nel 2016.

Questo senso di sfiducia si estende anche ai primi soccorritori nelle culture in cui c’è una forte diffidenza nei confronti della polizia nazionale e dei servizi di emergenza. Questo è stato segnalato tra gli emigrati dal sud-est asiatico, dove i primi soccorritori con giubbotti gialli stavano cercando di guidare le vittime verso un rifugio sicuro. Molte delle vittime andarono nella direzione opposta, dato il loro schema di riferimento secondo il quale potevano essere detenute nei campi del governo per lunghi periodi.

Infine, molti fornitori di servizi sanitari che servono grandi popolazioni di comunità di immigrati riferiscono che la capacità di ottenere informazione sull’assunzione di nuovi pazienti diventa sempre più difficile a causa della paura della deportazione. Molti vogliono solo parlare specificamente del disturbo e poco delle loro famiglie e storie di lavoro. Ciò sottolinea ancora una volta l’importanza per le organizzazioni sanitarie di stabilire fiducia all’interno delle comunità di immigrati legali e illegali. Inoltre, assume un significato speciale in epidemie come il virus Zika, in cui il viaggio da zone geografiche ad alto rischio ha un impatto importante sulla diffusione della malattia.


Frank Cutitta è membro del Leading Edge Forum di DXC, leader nella ricerca degli aspetti sociali, aziendali e transculturali della tecnologia.

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